Bisogna far uscire la questione di Alea dalle secche di queste polemiche su infrazioni, sanzioni e penali fino alla vicenda del lavoratore di Alea filmato mentre mischia plastica e umido. Se si pensa solo alla immediatezza della campagna elettorale si perde di vista la questione veramente importante per il futuro della città e dell’ambiente: attualmente il pianeta riusa solo il 9% delle materie prime e l’economia circolare potrebbe creare solo in Italia oltre 500.000 posti di lavoro (Fonte: Dataroom di Milena Gabanelli).

Dunque il tema più concreto e di interesse per la comunità è pensare a come fare del forlivese un DISTRETTO DEL RICICLO E DEL RIUSO (a partire da carta e plastica che la Cina sta smettendo di comprare), coinvolgendo le imprese e cogliendo una opportunità che le attuali condizioni del mercato ci offrono.

Iniziamo a guardare cosa hanno fatto altri, ad esempio Prato per il riciclo del tessile (si veda il festival dell’economia circolare svoltosi in quella città una settimana fa), studiamo i processi trasformativi della materia, la logistica necessaria, la migliore tecnologia.

Forlì potrebbe, quindi, porsi all’avanguardia nella regione in termini di economia circolare e attingere a nuove forme di finanziamento nazionale ed europeo.

Le criticità, che ci sono, vanno affrontate con attenzione perché la raccolta porta a porta tocca le abitudini di vita dei cittadini che in gran parte stanno partecipando con convinzione ma insieme a questo ciò che veramente occorre è un pensiero lungo e una prospettiva di sistema.