Sono state due giornate intense, dense di significato e di emozioni quelle dedicate al 75esimo anniversario dai fatti di Via della Ripa.

Voglio riportare quei fatti con le parole di Marcello Scarpellini, sottufficiale dell’esercito in pensione.

Durante l’ultima fase della seconda guerra mondiale qui dentro si erano insediati un tribunale militare della Repubblica sociale (Rsi), un piccolo nucleo di militari italiani e un comando di SS tedesche. In quell’occasione furono trucidati dei renitenti alla leva della Rsi, furono fucilati in cinque il 24 marzo del ’44, nel cortile posteriore. A quella fucilazione furono presenti centocinquanta civili forlivesi rastrellati. Ho conosciuto un signore che è stato testimone, all’epoca aveva 15 anni, anche lui rastrellato, della fucilazione: ne racconta i dettagli in maniera quasi raccapricciante. Il plotone di esecuzione era italiano e l’ufficiale che lo comandava era un tenentino richiamato, giovane giovane, che non voleva farlo. Due dei fucilati erano fratelli, uno di 22 e uno di 20 anni, i Degli Esposti; alla prima salva sono caduti tutti, però due erano evidentemente ancora vivi e coscienti, uno chiamava la mamma, l’altro il fratello… A quel punto il presidente del tribunale ordina al tenente di andare a sparare il colpo di grazia ai cinque fucilati, il tenente si mette a piangere e si rifiuta. L’alto ufficiale che comandava il tribunale militare gli strappa la pistola di mano, lo prende a schiaffi, gli intima gli arresti e va lui stesso a sparare i cinque colpi di grazia.

Qui fuori c’è una targa che ricorda tutto quanto. I condannati erano 17, il giorno dopo si doveva procedere alla fucilazione degli altri e la mattina successiva avvenne una cosa molto importante per la resistenza forlivese. Le donne che lavoravano negli opifici che producevano per le esigenze militari -la Bondi, la Bonavita, la Mangelli- parlo di donne perché gli uomini erano tutti o alle armi o alla macchia, decisero di scioperare e venire qui in via della ripa sotto le finestre del tribunale a protestare. Qualcuno dice 300 donne, qualcuno 600, comunque una moltitudine, ricordiamoci che in periodo di guerra astenersi dal lavoro in un opificio militare significava mettersi davanti a un plotone di esecuzione. Rischiarono, protestarono in maniera eclatante, fecero una cagnara notevole come solo le donne sanno fare, allora il presidente del tribunale italiano, un po’ per evitare clamorose azioni successive, un po’ per fare il Ponzio Pilato della situazione, decise di dare gli altri condannati ai tedeschi perché fossero mandati ai lavori coatti in Germania, non procedendo a ulteriori fucilazioni.

Da “Questa città” del 31 maggio 2013 – “L’ex distretto militare e convento di Santa Maria della Ripa”

Ho avuto l’occasione di incontrare Carla Nespolo, presidente nazionale di ANPI e l’amica Bruna Tabarri, figlia di Ilario Tabarri, comandante dell’VIII Brigata Garibaldi.

La memoria storica di ciò che fu deve rimanere ben impressa anche nelle nuove generazioni, affinché quegli avvenimenti non ritornino mai più.